E camminare sul lungomare,
quando tira vento da dietro,
mi fa stare tranquilla.
L'acciottolato è incrinato,
devo stare attenta, ma non troppo.
Perchè qui posso concedermi la felicità.
Tremano i muscoli,
rincorrono i miei occhi vivaci
che annaspano all'ultimo sole.
Guardo un po' più in là.
Fermo la vita in questo respiro,
di una donna segreta che solo pochi occhi hanno visto.
Passi fuggenti di chi ha riso di me,
dell'assurdo dispiegarsi della vita, alle volte fata gramigna.
E se credi alla ragione,
scegli almeno il silenzio.
Non ho parole per spiegare
di come una nuvola m'incanti la vista,
mentre la storia mi passa accanto.
Ed è solo per stranezza che consumo scarpe,
cercando un alibi per non andarmene.
Aggrappata, mio malgrado, ad un letto che non amo.
Ho pensieri in affitto che pagano i conti con il presente.
E sogni imbastiti male che non sanno nemmeno volare.
Un passo, un altro.
Guardami ora. Mai più la stessa.
Tatuato su una panchina
deve esserci ancora il mio nome,
nome vecchio vent’anni.
Indelebile,
Come la vita che scoverai sotto tutta questa polvere.