ME
Ho le mani calde e le dita che sembrano consumarsi.
Ho i sensi stretti dentro suoni di tamburo,
come rintocchi sordi a blandirmi l'anima.
Come carezze striate di forza, appena tirate,
scivolate dietro al suono lungo di un altro accordo.
E le braccia forti, già in allarme.
Pronte a sostenere uno sforzo improvviso.
Sentinelle vigili di muscoli molli.
Sono scomoda perfino su questo letto. Oggi.
Non lo so se sia il tempo che è girato in pioggia o il cuscino mal amalgamato.
C'è odore di bruciato, di foglie zuppe.
E profumo di marzapane.
Che si scioglie piano in bocca, si incolla sulle dita, si sbriciola sulla labbra.
Imperfezioni golose sul viso,
mi strofino il naso col palmo di mano…
A gioco di gatti, con gli occhi stretti, mi sento bambina.
Pizzico le labbra con le dita a cercare un altro granello da mandare giù.
Quando qualcuno mi guarda, faccio gli occhi grandi come a dire benvenuto.
Ma non parlo…a volte chissà in quanti si chiedono che timbro di voce ho….
A volte inseguo le note corte,
a volte allungo qualche vocale,
come se un qualche posto mi abbia lasciato in gola qualche accento preciso…
E' che dico solo quel che serve.
E poi mi guardo attorno, come per far parlare le cose al posto mio.
YOU
Hai una borsa verde naja , un'agenda fitta di inchiostro china,
un maglione a collo alto, un paio di jeans piacevolmente sdruciti,
cerchi casa, due occhi curiosi, mani che cantano.
Questo è quel che so di te.
E cento altre cose vorrei sapere.
Se ami il mare, se giochi con la sabbia affondando i piedi.
Se ti piace la torta di mele. Se di notte sogni. Se hai smesso di farlo.
Se quando sorridi a labbra strette e le guance ti si riempiono, sai di essere bello.
Oppure non te importa nulla.
Tu che sai gioire per nulla, tacere per sempre o pregare a voce alta…
Vivere. Anche senza darlo a vedere.
E pensare che tu, come me d’altronde, credevi non si potesse più farlo…
Invece adesso hai l’universo che ti scoppia dentro…
Ed io sono venuta a colorarlo.
OUT
Sulla strada passano auto.
Non ci son trenini, ninnoli e generali di zucchero a proteggermi ora.
Io già ferita di guerra,
ma guarita dai colpi di battaglia.
Risuonano solo ogni tanto sfuocati ricordi…
O sono rintocchi di maestro indiano su tabla, chi può dirlo.
Mi addormento contando a rovescio.
Dieci, le mie dita.
Nove, libri sul comodino.
OUTOtto, candele da spegnere.
Sette, passi da fare.
Sei, quaderni da scrivere.
Cinque, giorni per lavorare.
Quattro, parole da lasciare.
Tre, dolori da dimenticare.
Due, le nostre anime da accudire.
Una.
Piccola ombra di luce. Io.